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Scritto da Davide Bia in Sistemi Windows 24 settembre 2007
In Windows XP Home Edition è particolarmente ostico rinominare un account utente, in quanto utilizzando la funzione di rinomina in “Account utente” del pannello di controllo in realtà si cambia solo il valore il nome completo (Full Name). Inoltre non è presente lo snap-in “Utenti e gruppi” (lusrmgr.msc), presente nella versione Professional, che consente di amministrare tutti gli utenti.
Sembra quasi sia impossibile rinominare un utente in Home Edition: probabilmente i progettisti di Windows l’hanno ritenuta un’operazione che gli utenti di casa non hanno bisogno di eseguire. In realtà molto spesso i portatili usati in azienda montano Home Edition, e può essere richiesto un utente diverso per accedere alla rete. Fortunatamente in Windows XP è possibile usare la versione precedente dello strumento Account utente, usato in Windows 2000. Per aprire tale finestra di dialogo, è sufficiente usare il prompt dei comandi o la funzione “Esegui” del menu Start, ed eseguire un comando.
control userpasswords2
Lo strumento è presente anche nelle nuove versioni di Windows Vista.
Scritto da Davide Bia in Sistemi Windows 23 settembre 2007
In Windows XP è stata introdotta una nuova schermata iniziale di accesso, dove vengono mostrati gli account presenti sul computer e dove viene richiesta l’eventuale password.

In tale schermata viene sempre nascosto l’utente Administrator, a meno che Windows sia in esecuzione in modalità provvisoria oppure non esistano altri utenti con privilegi di amministratore (membri del gruppo Administrators).
In caso di emergenza, può essere necessario accedere temporaneamente con tale utente che, oltre ai normali diritti di amministratore, possiede ulteriori privilegi.
- Tenere premuti i tasti CTRL e ALT
- Premere il tasto CANC e rilasciarlo
- Premere nuovamente il tasto CANC
- Rilasciare tutti i tasti
Effettuando questa sequenza dovrebbe comparire la classica schermata di accesso, presente di default in Windows 2000 e nei computer facenti parte di un dominio, nella quale è possibile digitare il nome utente a piacere. La sequenza non funziona nel cambio rapido utente.
Scritto da Davide Bia in Sistemi Windows 10 settembre 2007
In Apache, il noto server web open-source, è presente una funzionalità molto amata dai SEO, coloro che ottimizzano i siti per i motori di ricerca. Si tratta della possibilità di riscrivere gli URL (URL rewrite), ovvero redirigere in modo trasparente le richieste verso un’altra pagina anziché restituire l’errore 404 (non trovato). Questo permette di creare URL più semplici da leggere e con parole chiave apprezzate dai motori di ricerca e, contemporaneamente, permette di scrivere un solo script CGI che si occupa di gestire le richieste ed interrogare il database.
Gli utenti di IIS purtroppo non hanno questa funzionalità in modo nativo. È possibile emularla installando dei filtri ISAPI aggiuntivi, quasi tutti a pagamento, da aggiungere nella configurazione del sito web oppure creando un pagina di errore personalizzata. Consiglio la seconda possibilità, in quanto più semplice da realizzare e da manutenere.

Gli “errori personalizzati” in IIS servono per restituire al client una pagina alternativa al classico “Impossibile visualizzare la pagina”. È possibile specificare sia un file statico, che può risiedere in qualsiasi punto del server, sia una URL che deve risiedere nel sito web corrente. Nel nostro caso bisogna gestire l’errore 404 che si verifica quando il server riceve una richiesta riguardo un file che non esiste.
GET http://www.flyonthenet.com/file-che-non-esiste.html
Per modificare il valore, basta accedere alla console di amministrazione di IIS e nella maschera delle proprietà del sito web, cliccare su “Errori personalizzati”, quindi clic su “Modifica proprietà“, infine su “Tipo messaggio” selezionamo “URL” ed indichiamo sulla casella sottostante il nostro script, ad esempio in PHP. Questo verrà chiamato da IIS aggiungendo alcuni parametri, utili per ricostruire l’URL originariamente richiesto dal client.
GET http://www.flyonthenet.com/wp-404.php?404;http://www.flyonthenet.com/file-che-non-esiste.html
A questo punto non resta che creare lo script e gestire la richiesta. Normalmente si interroga un database per cercare un riscontro: se viene trovato qualcosa, si risponde con 200 OK e si genera la pagina, altrimenti si restituisce lo status 404 Not Found. È importante alla fine impostare correttamente lo status nelle intestazioni di risposta HTTP. L’errore più comune è quello di restuituire sempre lo status 200 anche se non si trova la risorsa nel database (soft 404): alcuni motori di ricerca lo considerano un errore e penalizzano il ranking del sito.
//In questo esempio $record dovrebbe contenere del codice HTML estratto da un database
if($record)
{
header('HTTP/1.1 200 OK');
header('Status: 200 OK');
echo $record;
}
else
{
header('HTTP/1.1 404 Not Found');
header('Status: 404 Not Found');
echo '
HTTP 404 Not Found
‘;
}
Se si utilizza la piattaforma Wordpress, lo script diventa molto semplice, in quanto Wordpress stesso si occupa di restituire i corretti codici di stato HTTP, nel caso in cui venga richiesto un articolo inesistente.
//Indirizzo del sito di Wordpress
$siteurl = 'http://' . $_SERVER['SERVER_NAME'];
//Wordpress usa PATH_INFO coi permalinks, ma per compatibilità con alcuni plug-in conviene modificare anche REQUEST_URI
$_SERVER['PATH_INFO'] = substr($_SERVER['QUERY_STRING'], strpos($_SERVER['QUERY_STRING'], $siteurl) + strlen($siteurl));
$_SERVER['REQUEST_URI'] = $_SERVER['PATH_INFO'];
//La querystring potrebbe contenere 2 punti di domanda, che crea confusione nell’array $_GET
foreach($_GET as $get_key=>$get_value)
if(strpos($get_key, ‘?’) !== FALSE)
$_GET[substr(strstr($get_key, '?'), 1)] = $get_value;
//Pulizia variabili
unset($siteurl);
//Include il file index.php di Wordpress, dando per scontato che si trovi nella stessa directory
include(’index.php’);
Per gestire correttamente le richieste POST, è opportuno specificare uno script anche per l’errore 405 (Risorsa non consentita), che in alcuni casi viene generato al posto di 404.
Scritto da Davide Bia in Sistemi Windows 31 agosto 2007
Quando i messaggi che abbiamo inviato tramite Outlook Express rimangono sempre in coda nella cartella “Posta in Uscita”, nonostante sia già stato ricevuto dal destinatario, ed ogni volta che facciamo “Invio/Ricevi” Outlook Express ne tenta nuovamente l’invio, significa che il programma non riesce a spostare i messaggi nella cartella “Posta Inviata”.
Il problema è causato dal file “Posta Inviata.dbx” danneggiato: purtroppo questi database si rovinano facilmente, soprattutto quando raggiungono una dimensione attorno ai 500MB. Al contrario di Office Outlook, purtroppo non è fornito alcun strumento per la riparazione degli archivi: l’unica funzione offerta è la compattazione, per recuperare lo spazio occupato dai messaggi cancellati (operazione da eseguire con cautela e scollegati da Internet).
L’unico modo per ripristinare il corretto funzionamento, senza ricorrere a programmi di terze parti in genere a pagamento, è quello di far ricreare ad Outlook Express un nuovo file DBX.
- Posizionarsi con Esplora Risorse nella cartella contenente i file DBX della posta, il percorso è ottenibile da Strumenti > Opzioni > Manutenzione > Archivia cartella
- Chiudere Outlook Express
- Rinominare il file “Posta inviata.dbx” a piacere
- Riavviare Outlook Express
Un nuovo file “Posta inviata.dbx” verrà automaticamente creato nel quale verranno salvati tutti i messaggi della posta in uscita, questa volta si spera con maggior successo.
Se il database non è eccessivamente danneggiato, con un piccolo trucco è possibile tentare il recupero dello storico dei messaggi.
- In Outlook Express creare una nuova cartella dal nome “Archivio”
- Posizionarsi nuovamente nella cartella contenente i file DBX della posta
- Chiudere Outlook Express
- Cancellare il file “Archivio.dbx”
- Rinominare il vecchio file della posta inviata in “Archivio.dbx”
- Riavviare Outlook Express
Ora tutta la vecchia posta inviata dovrebbe essere presente nella cartella “Archivio”. Consiglio di non spostare i messaggi nella nuova “Posta Inviata” e di tenere questo archivio solo per ricercare e consultare i vecchi messaggi inviati.
Per prevenire del tutto il problema, consiglio di passare ad un client di posta più evoluto, quale Thunderbird, che salva i messaggi nel formato standard mbox, più facilmente recuperabili.
Scritto da Davide Bia in Office, Sistemi Windows 24 agosto 2007
Installando Outlook 2000 su sistemi Windows Vista, ad ogni avvio dell’applicazione viene eseguita la wizard “Configurazione di Outlook 2000″ che normalmente dovrebbe apparire solo al primo avvio.
Anche se completiamo la configurazione con successo, al prossimo riavvio Outlook continuerà a chiedere di essere configurato, nonostante egli stesso durante la procedura si accorga della presenza di una configurazione precedente.
Il problema è dovuto dal tentativo di Outlook di salvare dei file all’interno della cartella di Windows - cosa non permessa con lo controllo utente attivo (UAC). Tali file segnalano ad Outlook che la configurazione è stata completata correttamente: la loro mancanza causa la comparsa della wizard, nonostante che la configurazione effettiva sia stata precedentemente salvata nel registro.
Per risolvere è sufficiente eseguire Outlook come amministratori almeno una volta, in modo che riesca a salvare i file di cui ha bisogno.
Scritto da Davide Bia in Office, Sistemi Windows 23 agosto 2007
Installando Outlook 2000 nella modalità solo internet, viene utilizzata la rubrica di Windows per memorizzare i contatti. In Windows Vista non viene più utilizzato il formato WAB (Windows Address Book) in favore del nuovo formato .contact, causando vari malfunzionamenti di Outlook. Principalmente compare incessantemente un messaggio di errore
Impossibile aggiornare i dati pubblici sulla disponibilità. Errore durante il tentativo di aprire la rubrica di Windows. Impossibile trovare WAB DLL
Per risolvere il problema, copiate i file wab32.dll e wab32res.dll dalla cartella %programfiles%\Common Files\System alla cartella %systemroot%\system32 e registrateli.
regsvr32 wab32.dll
regsvr32 wab32res.dll
Riavviando Outlook il problema dovrebbe essere risolto. Consiglio di utilizzare Outlook 2000 installando tutti gli aggiornamenti disponibili (Service Release 1a e Service Pack 3).
Scritto da Davide Bia in Sicurezza & Firewall, Sistemi Windows 22 agosto 2007
Negli ultimi anni le memorie rimovibili USB hanno notevolmente facilitato lo scambio di dati e documenti tra computer, grazie alla loro capienza, leggerezza, portabilità e semplicità d’uso. Soprattutto le pratiche “chiavette” flash, senza bisogno di alimentazione esterna, hanno di fatto mandato in pensione i gloriosi floppy da 3,5″, di cui qualcuno sente già nostalgia.
Con il tempo però sono sorti alcuni problemi: in alcuni ambienti può essere pericoloso consentire l’utilizzo di queste memorie. Avendo accesso fisico al terminale, si potrebbe in pochi minuti rubare anni di lavoro lasciando pochissime traccie. Purtroppo non è sufficiente far usare i computer senza i permessi di amministratore, in quanto una volta installate non richiedono privilegi elevati per essere utilizzate.
Con Windows Vista sono state aggiunte numerose policy per porre freno al problema, che probabilmente vedremo applicate nel prossimo futuro, soprattutto abbinate al nuovo Windows Server “Longhorn” come controller di dominio. Nel frattempo si può comunque risolvere agevolmente il problema: è possibile inibire l’utilizzo di tutte le perifiche di memorizzazione di massa USB (compresi quindi i dischi rigidi portatili) disabilitando l’avvio del driver USBSTOR modificando manualmente il registro di sistema.
Windows Registry Editor Version 5.00
[HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Services\USBSTOR]
“Start”=dword:00000004
In questa maniera al successivo inserimento della chiavetta, anche se già installata, non verrà abilitata e non gli verrà assegnata la lettera relativa d’unità. Se si desidera lasciare l’utilizzo dei pendrive a personale selezionato, una volta collegato il dispositivo basta avviare manualmente il driver con il comando net start usbstor, che richiede i diritti di amministratore.
Nelle grandi realtà può tornare comodo utilizzare una policy in Active Directory per applicare la modifica al registro a tutta una serie di computer. Salvate le seguenti righe in un file con estensione adm:
CLASS MACHINE
CATEGORY "Servizi e Driver"
POLICY "Periferiche di archiviazione di massa USB"
KEYNAME "System\CurrentControlSet\Services\usbstor"
PART "Tipo di avvio" DROPDOWNLIST
VALUENAME "Start"
ITEMLIST
NAME "Avvio" VALUE NUMERIC 0
NAME "Sistema" VALUE NUMERIC 1
NAME "Automatico" VALUE NUMERIC 2
NAME "Richiesta" VALUE NUMERIC 3 DEFAULT
NAME "Disabilitato" VALUE NUMERIC 4
END ITEMLIST
END PART
END POLICY
END CATEGORY
Quindi create un nuovo criterio di gruppo (Group Policy), o modificatene uno esistente, e aggiungete un modello amministrativo nelle policy del computer (Configurazione computer > Modelli Amministrativi > Azione > Aggiunta o rimozione modelli). Una volta aggiunto dovrebbe comparire una nuova categoria “Servizi e Driver” con all’interno la nostra nuova policy. Se la categoria è vuota, disabilitate il filtro di visualizzazione dei criteri completamente gestibili (clic su Visualizza > Filtri > Visualizza solo le impostazioni dei criteri completamente gestibili). A questo punto resta che abilitare la policy e disabiltare l’avvio del driver (clic su Azione > Proprietà > Attivata > Tipo di avvio: “Disabilitato”). La policy verrà applicata al riavvio.
Non è possibile impostare la policy a livello utente: se si desidera che solo a certi utenti sia inibito l’utilizzo del driver, consiglio di creare due script che modificano il registro, uno che disabilita il driver e l’altro che lo riabilita, da far eseguire rispettivamente al login e logout degli utenti interessati.
Scritto da Davide Bia in Sistemi Windows 14 luglio 2007
Dopo l’aggiornamento del BIOS su una scheda madre Intel Desktop Board tramite l’utility “Express BIOS Update”, può succedere che il mouse collegato alla porta PS/2 non venga più rilevato. Un eventuale mouse collegato alla porta USB invece funziona correttamente.
Per risolvere il problema, fate un downgrade ad una versione precedente del BIOS per la scheda madre Intel, possibilmente la versione di rilascio originale della scheda madre, assicurandosi che sia compatibile col processore installato. Successivamente eseguite nuovamente l’aggiornamento del BIOS: al successivo riavvio il mouse dovrebbe essere nuovamente riconosciuto.
Il problema finora è stato riscontrato su sistemi operativi Windows 2000 e schede madri basate su chipset Intel 845 - non è al possibile al momento determinare se il problema è dovuto al driver di Windows oppure alla procedura di aggiornamento Intel.
Scritto da Davide Bia in Sistemi Windows 22 giugno 2007
Può succedere che il servizio “Spooler di stampa”, processo spoolsv.exe, termini continuamente in modo imprevisto, causando la sparizione di tutte le stampanti installate nel computer (cartella Stampanti del Pannello di Controllo) e l’impossibilità di stampare.
Il problema può essere dovuto ad alcuni file danneggiati all’interno della cartella %windir%\System32\spool\PRINTERS.
Per ripristinare lo spooler, è sufficiente cancellare tutti i file presenti all’interno della cartella, i quali verranno automaticamente ricreati al prossimo utilizzo del servizio.
Esistono diversi articoli della kb del supporto tecnico Microsoft che trattano l’argomento spooler, tuttavia propongono soluzioni alcune volte drastiche, tipo la disinstallazione manuale di tutti i driver o il ripristino dei file dello spooler dal CD di installazione. In realtà, per molti casi che mi sono imbattuto, questa operazione è risultata sufficiente.